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Azienda Tranviaria Municipale di Milano. Rivista mensile

titolo
Azienda Tranviaria Municipale di Milano. Rivista mensile
azienda
ATM – Azienda Tranviaria Municipale di Milano
durata
aprile 1932 (a. I, n. 1) – luglio 1943 (a. XII, n. 7)
periodicità
Mensile
distribuzione
Per abbonamento, dal 1934 anche in edicola
editore
ATM – Azienda Tranviaria Municipale di Milano
direttore
Gerardo Baggini, Alfredo Banfi
stampatore
Arti Grafiche Mauri
note
I nn. 2, 3 e 4 dell’a. I (1932) sono mancanti.
compilatore
Fabio Berio

 

La rivista mensile dell’ATM nacque non a caso poco dopo un cambiamento significativo nella storia dei trasporti pubblici milanesi. Il primo gennaio del 1932 l’Azienda Tranviaria Municipale, gestita “in economia” dal 1917, aveva iniziato l’esercizio sotto la nuova veste di Azienda speciale, subendo contemporaneamente un intenso processo di fascistizzazione degli organi dirigenti.

La variazione delle politiche di gestione fu presto evidente e una spiccata attenzione agli aspetti propagandistici e all’immagine aziendale contraddistinse il nuovo corso. Diretto fin dalla sua fondazione dal segretario della Commissione Amministratrice dell’Atm, Gerardo Baggini, sostituito dal 1937 da Alfredo Banfi, il periodico accompagnò i vari momenti della vita aziendale fino alla simbolica data del luglio 1943.   
Già dalle prime pagine del primo numero lo stile della pubblicazione si distingueva per una certa enfasi retorica che, partita in sordina, tese ad accrescersi significativamente negli anni. Il direttore, puntando esplicitamente sulla discontinuità impressa dal fascismo, così delineava la morfologia della rivista: “Varia, interessante, completa nella forma e nella sostanza fornirà […] ai lettori un quadro esatto dell’attività dell’Azienda e illustrerà efficacemente quanto si verrà compiendo a beneficio del pubblico nel campo dei trasporti, a beneficio del personale nel campo assistenziale. Sarà insomma un organo degno dell’importanza dell’Azienda, un interprete efficace della sua vita nuova” (a. I, n. 1, p. 2).
Benché col tempo si verificassero numerosi mutamenti nell’economia dei contenuti, i lineamenti e la struttura formale rimasero sempre più o meno coerenti con questi primi propositi. Dopo il primo anno in cui la gran parte delle pagine venne riempita o di articoli tecnici, di dati statistici e di bilancio o di comunicazioni interne come gli ordini di servizio – poco discostandosi da un comune bollettino aziendale – già dal 1933 divennero evidenti le principali partizioni: i contenuti appena citati furono riuniti in una prima sezione di natura essenzialmente tecnica, mentre via via assumeva sempre più rilevanza una seconda sezione. Questa, a sua volta, era divisa tra l’esaltazione delle gesta del duce – coloritamente definito dal cantore meneghino dell’azienda, Carlo Baslini, “quell’Omm che ved tutt ciar” (numero straordinario, novembre 1932, p. 78) – e articoli di intrattenimento dedicati ai dopolavoristi o a un pubblico più ampio.
L’articolazione interna alla prima parte aveva come protagonisti contributi di ingegneria ferro-tramviaria o automobilistica – sempre di alto livello e con un buon grado di approfondimento –, spesso illustrati con grafici, tabelle e fotografie, scritti e firmati o da dirigenti o da consulenti e collaboratori dell’Atm. Tra questi si contavano sia contributi originali pensati per la rivista sia estratti da altre pubblicazioni (“il Notiziario tecnico”, per esempio, era una sorta di rassegna stampa di articoli apparsi su analoghe riviste estere), conferendo a questa sezione la fisionomia di un ampio e variegato dibattito tecnico. Uno degli appuntamenti più importanti rimase sempre la pubblicazione delle conferenze tenute annualmente dal direttore dell’Atm, Piero Franceschini, durante le quali venivano affrontati bilanci del passato e nuovi propositi con dovizia di particolari (a. I, n. 1, p. 5; a. III, n. 5, p. 4-12; a. VI, n. 4, p. 4). Uno spazio era invece dedicato (seppur senza regolarità) all’aggiornamento della mappa delle linee con relativi orari e fermate, utile naturalmente tanto ai dipendenti quanto al pubblico (a. III, n. 3, p. 18), costituendo una sorta di guida ai servizi tramviari e automobilistici.
Il 1935 e l’inizio della guerra d’Etiopia diedero avvio a un progressivo aumento della componente propagandistica, inficiando così anche il livello dei contributi tecnici che se dapprima si orientarono massicciamente sulla sostituzione delle importazioni attraverso l’analisi di tutte le possibili alternative autarchiche nei trasporti (le filovie, i motori a metano, il “gasogeno” e così via), verso l’inizio della seconda guerra mondiale tesero a lasciare spazio ad articoli celebrativi dell’opera del regime, nonché del comportamento degli stessi dirigenti Atm che alle direttive del duce si attenevano con zelo. Di quegli anni sono titoli come Il problema della razza (a. VIII, n. 1, p. 33) o Odiare l’Inghilterra (a. X, n. 2, p. 11).
Anche la seconda parte, d’altronde, subì un processo analogo. Assai più caotiche (nella veste grafica come nei contenuti), queste pagine comprendevano rubriche di ogni genere. Coerentemente con l’ambizione a fare dell’Atm un modello di azienda fascista, alle “Attività dopolavoristiche” - di sovente descritte dagli stessi dipendenti in una cornice corporativa apparentemente perfetta - venne dedicato un posto di primo piano che tese ad assumere crescente importanza nel tempo: sport, escursionismo, alpinismo e manifestazioni di massa erano i temi più battuti. Gli altri articoli variavano dalla cultura generale a recensioni di libri ed esposizioni, fino ad arrivare all’interessante rubrica “Itinerari milanesi”, tesa a valorizzare, seguendo i tracciati delle linee tramviarie, le bellezze architettoniche cittadine agli occhi di chi sosteneva che Milano fosse “una brutta città” (a. III, n. 9, p. 16). Fino al 1935 queste rubriche rimasero relativamente ridotte di dimensioni, ma la decisione di estendere il più possibile la partecipazione del personale (a. III, n. 12, p. 3) e l’inizio dell’avventura coloniale diedero origine sia a nuovi – per lo più goffi – contributi adulatori del fascismo sia a una progressiva estensione di rubriche come la Posta dei combattenti sia, infine, a più ampi spazi di intrattenimento (come la rubrica “Spigolature”) dedicati a barzellette illustrate e a cruciverba, nonché alle vignette satiriche firmate Paparella. La tensione autarchica finì dal canto suo per sfociare in una curiosa rubrica – in un certo senso ancora attuale – informata alla riduzione dei consumi domestici di materie prime e di energia: “Per voi massaie. Mobilitazione in famiglia” (a. VIII, n. 1, p. 53). Significative da questo punto di vista sono anche le due sospensioni della pubblicazione (tutto il 1936 e i mesi compresi tra il settembre del 1939 e il dicembre del 1940), in entrambi i casi dettate dalle direttive autarchiche in materia di risparmio di energia e materie prime, tra cui la cellulosa.
Una considerazione a parte meritano i concorsi, due dei quali avevano un esplicito scopo educativo, mentre un terzo era diretto a selezionare la migliore proposta per la copertina della rivista. Se l’iniziativa di indire una gara di riconoscimento di poesie o di luoghi artisticamente rilevanti riscosse un certo successo presso i dipendenti, il più originale dei concorsi fu senza dubbio quello diretto a premiare la migliore risposta che un agente in servizio potesse dare a situazioni scomode come, per esempio, il tentativo di salire sul tram senza pagare il biglietto: con questo semplice espediente la direzione poté intraprendere un’opera di formazione del personale nella relazione col pubblico, elencando e commentando di volta in volta le risposte migliori e le peggiori.
La grafica complessiva della rivista, caratterizzata inizialmente da una certa rigidità formale, conobbe nel tempo un processo di snellimento, diventando via via più fruibile e divulgativa, ma un’attenzione particolare venne dedicata fin da subito alle copertine. Mediante un concorso a cadenza irregolare rivolto a tutti i dipendenti, i quali dimostrarono non di rado una certa abilità nel disegno, la rivista poté avvalersi di sette cambi di copertina nell’arco dei dodici anni di vita. Tutte le illustrazioni, a colori, erano naturalmente legate a uno “stile fascista” di indubbio impatto grafico. Soltanto l’ultima copertina, quella del numero di luglio del 1943, segnò una vera discontinuità (non solo stilistica), pubblicando una fotografia di gente in festa per le strade milanesi così commentata: “La folla esultante saluta l’annuncio della nuova Italia” (a. XII, n. 7).