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Comunicare l’impresa > Civiltà delle Macchine
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pagine
80
formato
cm. 24 x 31
illustrato
si
bn/colore
colore

Civiltà delle Macchine

titolo
Civiltà delle Macchine
sottotitolo
Rivista bimestrale
azienda
Finmeccanica, Gruppo IRI
durata
gennaio 1953 (a. I) - luglio 1979 (a. XXVII)
periodicità
Bimestrale
distribuzione
Abbonamenti Omaggi ai soci e ai clienti delle aziende del gruppo
editore
Edindustria
direttore
Leonardo Sinisgalli, Francesco D'Arcais
art director
Leonardo Sinisgalli
contributi
Arnaldo Maria Angelini, Francesco Santoro-Passarelli, Giuseppe Ungaretti, Francesco Maria Vito, Carlo Bo, Giorgio Caproni, Libero De Libero, Carlo Emilio Gadda, Alfonso Gatto, Alberto Moravia, Giuseppe Prezzolini, Michele Prisco, Salvatore Quasimodo, Sergio Solmi
stampatore
Industria Libraria Tipografica Editrice
compilatore
Giuseppe Lupo

Come indica lo stesso titolo, negli intenti dei fondatori (Leonardo Sinisgalli e Giuseppe Eugenio Luraghi), il periodico nasce con l'obiettivo di analizzare e raccontare la civiltà tecnologica, candidandosi a luogo in cui realizzare il dialogo tra il versante umanistico e il versante scientifico dei saperi. Sinisgalli definisce questo processo metodologico con i termini di commistione o di innesto, che alludono a una sorta di mescolamento o di trapianto fra elementi tradizionalmente lontani.

Il progetto individua il suo nume tutelare in Leonardo da Vinci, a cui la rivista dedica la copertina del numero d'esordio (che reca una riproduzione del manoscritto sul volo degli uccelli) e una serie di interventi del primo di vita, finalizzati a illustrare gli interessi meccanici, idraulici, architettonici e letterari del genio toscano. Il 1953, infatti, è l'anno in cui a Milano si inaugura il Museo della Scienza e della Tecnica, intitolato a Leonardo, del quale tra l’altro l'anno precedente, il 1952, ricorreva il quinto centenario della nascita. L'idea di mettere in contatto industria e architettura, pubblicità e arti figurative, conquista dello spazio e cibernetica si attua attraverso una serie di iniziative, come il presentare a un pubblico di non addetti ai lavori figure di rilievo nel panorama degli studi matematici o fisici (Tullio Levi-Civita, Luigi Fantappiè, Francesco Severi, Emilio Segre, Enrico Fermi) o l'accostare articoli d'argomento artistico-letterario a saggi di natura prettamente scientifica, affidati a specialisti ma con un taglio divulgativo. Questa particolare impostazione dona alla rivista un carattere politecnico e propone un'idea di cultura contaminata, impura, protesa verso i linguaggi e le suggestioni della modernità. Un ruolo determinante è affidato ai poeti e agli artisti. A essi si chiede di intervenire attivamente sui numeri della testata, schierandosi pro o contro le macchine (vedi le Lettere di Ungaretti, Gadda, Moravia, Ferrata, Tofanelli, che aprono i numeri del primo anno), o di visitare le fabbriche per poi raccontarne le impressioni attraverso una serie di cronache che non solo fanno il resoconto di tale esperienza, ma esprimono entusiasmo e diffidenze, valutano la portata del lavoro operaio, pongono provocatoriamente di fronte al dilemma natura/industria. I testi di Quasimodo e Cantatore, inviati alle officine S. Eustachio di Brescia, di Giorgio Caproni e Renzo Vespignani, ospiti nei cantieri navali dell’Ansaldo di Genova e nella centrale idroelettrica di Galleto-Papigno, di Libero De Libero accolto dall’Aerfer di Napoli, di Michele Prisco dalla Fabbrica Metalmeccanica Italiana, di Franco Gentilini dalle Industrie Siderurgiche di Cornigliano, di Orfeo Tamburi dalla Centrale di Meudon, di Mario Mafai dagli stabilimenti siderurgici di Pozzuoli, sono indicativi del disagio o dell'incanto che l'artista avverte di fronte a un ambiente in cui si sente inevitabilmente estraneo. Con il genere della "visita in fabbrica" il periodico realizza, almeno nelle intenzioni, il proposito di commistione e di innesto, e si consegna ai lettori quale luogo deputato a un originale dibattito tra le "due culture". Mentre la fase sotto la direzione di Sinisgalli si caratterizza per la ricerca di convergenze comuni, la seconda (cominciata con il cambio dei direttori) segue una vocazione descrittivo-didascalica. Sotto la guida di D'Arcais la testata acquisisce una fisionomia meno disposta all'azzardo della cultura "politecnica", predilige un taglio settoriale, con interventi radunati per temi o raggruppati in numeri monografici, dedicati a precisi eventi storici, a ricorrenze storiche, ad avvenimenti di attualità, come evidenziano i numeri monografici dedicati al centenario dell'Unità (nell'ottobre del 1961), al settecentenario della nascita di Dante Alighieri (nel settembre/ottobre 1965), il cinquecentenario della nascita di Niccolò Copernico (nel gennaio/aprile 1973).