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Conversazioni

titolo
Conversazioni
sottotitolo
Rassegna mensile per il personale della Dalmine S.p.A. e delle sue Consociate poi Rivista bimestrale per il personale del gruppo Dalmine poi Notiziario per il personale del gruppo Dalmine poi Notiziario per il personale della Dalmine
azienda
Dalmine S.p.A.
durata
dicembre 1954 (a. I, n. 1) – ottobre 1981 (a. XXVIII, n. 4)
periodicità
Irregolare
distribuzione
Gratuita ai dipendenti del gruppo Dalmine, con spedizione in abbonamento postale
editore
Dalmine S.p.A.
direttore
Mario Janetti, Augusto Belloni, Amerigo Ralli, Aldo Rossi
art director
Mara Solari
contributi
Giulio Agresti, Salvatore Barbieri, Giorgio Bellia, Laura Benzoni, Bruno Boglioni, Alberto Boyer, Silvana Buffa, Nando Carusi, Fulvio Cocci, Gaetano Cortesi, Teresella Consonni, Italo Cutolo, Daniel Farringtons, Claudio Fava, Pietro Favari, Domenico Finucci, Antonio Garbarino, Aurelio Garobbio, Marisa Gazzo, Giancarlo Lanzetti, Mario Lepore, Giuseppe Luraghi, Mauro Manciotti, Federico Marzinot, Cristina Maza, Mario Morini, Nicolò Mura, Giovanni Maria Pace, Bruno Pontremoli, Piero Pruzzo, Luigi Scarambone, Massimo Scortecci, Ennio Sindona, Domenico Ventura, Antonietta Viganone
stampatore
S.A.R.I., Officine Grafiche Antonio Vallardi, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Moneta Nicola Ind. Grafiche, Pubblistampa, Sesa
note
Per un approfondimento si vedano i saggi di Cinzia Martignone, Company town e politiche sociali nella comunicazione aziendale, in Dalmine 1906-2006. Un secolo d’industria, a cura di Franco Amatori e Stefania Licini, Dalmine, Fondazione Dalmine, 2006, pp. 271-293, e Barbara Cattaneo, Dal "villaggio modello" alla "grande famiglia". Impresa e società a Dalmine negli anni Cinquanta, in “Millenovecento”, n. 25, novembre 2004.
compilatore
Stefano Capelli

“Conversazioni” è l’house organ della Dalmine pubblicato a partire dalla metà degli anni Cinquanta, in una fase di rapido cambiamento strutturale dell’azienda siderurgica caratterizzato dall’espansione sul mercato interno e più intensi rapporti con l’estero. Al suo esordio, la rivista si presenta come un notiziario interno destinato al personale e impegnato a sostenere “colloqui cordiali” tra i dipendenti e la direzione, e quindi incentrato sul racconto dei principali avvenimenti dell’azienda. Lo stesso editoriale di presentazione sottolinea l’obiettivo di “stare, a mezzo di questo foglio, in frequenti colloqui col Personale” fornendo un’informazione condivisa e promuovendo la comune appartenza alla stessa “famiglia” aziendale (n. 1, dicembre 1954). In alcuni brevi periodi della sua storia, “Conversazioni” assume un’impostazione di maggior respiro dedicando attenzione a tematiche d’interesse generale, sia in ambito culturale che economico e sociologico. Ma, in oltre 25 anni di pubblicazioni, nella variabilità di registri linguistici e grafici, la sua funzione principale è quella di canale di informazione interna orientato a favorire lo spirito di appartenenza all’impresa e la condivisione dei suoi “comuni” interessi, attraverso la valorizzazione delle politiche sociali di assistenza, prevenzione, sicurezza, previdenza a favore dei dipendenti.

Nei primi anni, sotto la direzione di Mario Jannetti (1954-1955) e di Augusto Belloni (1956-1958), “Conversazioni” presenta un’impaginazione relativamente semplice e una stampa monocolore  (prima blu, poi marrone), e una linea editoriale che rispecchia fedelmente l’intento di rappresentare con toni per così dire “familiari” la vita interna all’azienda. Numerose le rubriche: attività delle varie sezioni del Cral – Circolo ricreativo aziendale, premi per anzianità lavorativa, elenchi dei nuovi assunti, borse di studio, notizie dalle colonie per i figli dei dipendenti, Vogliamo conoscerci? e I nostri bimbi. Con questo, la rivista è vicina non solo ai dipendenti, resi protagonisti perché fotografati e nominati, ma anche alle loro famiglie. Ai lavoratori autori di suggerimenti tecnici migliorativi è invece dedicata la rubrica La palestra delle idee espressione di una politica aziendale che, attraverso riconoscimenti e premi, vuole suscitare sentimenti di appartenenza alla “grande famiglia” Dalmine e la partecipazione e l’impegno dei dipendenti  nel lavoro. Accanto al notiziario minuto emergono fin dall’inizio alcuni temi caratteristici che resteranno costanti nel corso degli anni e che si esprimono nei servizi e articoli. Primo fra tutti, lo sviluppo dell’impresa, con i nuovi stabilimenti realizzati o acquisiti in Italia e le attività sociali a favore dei dipendenti e del territorio. Ma anche successi nazionali e internazionali dei prodotti e delle applicazioni, illustrati con reportage (ad esempio, l’oleodotto Suez-Cairo o l’acquedotto Ischia-Procida) o articoli (la posa della rete del gasdotto a Milano). E ancora, la partecipazione dell’azienda alle fiere nazionali e internazionali (La Dalmine presente in ogni latitudine, n. 10 ottobre 1956). Non mancano inoltre resoconti illustrati su visite di personalità politiche ma anche religiose, specchio della forte attenzione al mondo e alla cultura cattolica. Un’attenzione manifestata anche da articoli e resoconti sui festeggiamenti del primo maggio, che a Dalmine trovano il momento centrale nella messa davanti alla Direzione, notizie sulle visite o sui messaggi delle autorità religiose, servizi fotografici sui pellegrinaggi a Lourdes e a Roma. Adeguato spazio trovano le nuove realizzazioni nel campo dell’assistenza e dell’edilizia residenziale, attraverso l’Ina-Casa, L’importanza delle scuole di formazione aziendale e della qualificazione professionale è confermata da ampi servizi illustrati. In questi primi anni, sollecitato dal varo della legislazione nazionale sulla prevenzione degli infortuni in fabbrica sale prepotentemente alla ribalta il tema della sicurezza sul lavoro, riproposto poi costantemente in rubriche corredate da vignette, rapporti del Servizio centrale di sicurezza, fotografie, concorsi antinfortunistici, opuscoli speciali, contenenti le norme di sicurezza per categorie di lavoratori o supplementi come ad esempio quello del 1959, Conversazioni sulla sicurezza. A partire dal marzo 1958, sotto la direzione di Amerigo Ralli (1958-1960), “Conversazioni” appare con una veste rinnovata nella forma e nel contenuto. La grafica della copertina e dell’interno si presenta in monocolore prima verde poi rosso e con titoli, elementi grafici e disegni separatori delle rubriche. Cambia parallelamente la scelta dei contenuti e l’impostazione redazionale dei notiziari diversa da quella del bollettino interno. Come sottolineato nella nuova rubrica delle Lettere al direttore, la rivista si propone di dare “il necessario rilievo attraverso articoli d’informazione” a tematiche d’attualità e d’interesse generale, relative al progresso tecnologico (ad esempio, i nuovi sistemi automatizzati per la gestione e programmazione della produzione documentati anche da foto del calcolatore elettronico installato nella sede centrale della Dalmine a Milano), all’economia e alla sociologia. Nei tre anni della gestione Ralli, che sembra avere come riferimento la nuova rivista dell’Iri –“Notizie Iri”, pubblicata dal 1957 –, si segnalano i primi articoli di impianto critico sui problemi del lavoro, che affrontano il tema della valutazione e delle retribuzioni, l’addestramento del personale e il riordino delle qualifiche; appare inoltre, nel corso dell’annata 1958, un’ampia inchiesta in tre parti su La psicologia del lavoro nell’azienda moderna, firmata da Fulvio Cocci. Le realizzazioni della Dalmine, dai ponteggi, agli acquedotti e gasdotti, agli allestimenti per le fiere, mantengono anche in questi anni un particolare rilievo sulle pagine della rivista, così come le principali opere e attività in campo sociale. Sono inaugurate una rubrica musicale (Primo ascolto) e una letteraria (Letto per voi) che attingono alla produzione culturale internazionale. Lo sforzo di guardare oltre l’azienda emerge anche nella rubrica sportiva che punta sul campionato nazionale e sulle competizioni internazionali invece che sulle squadre di calcio dei dipendenti. Nel 1960 “Conversazioni” cambia veste grafica: la carta è ora patinata lucida e domina il bianco e nero, ad eccezione del numero speciale a colori del luglio-agosto 1962. Solo per il 1960 la copertina presenta una veste grafica decisamente innovativa con un’immagine astratta a cerchi concentrici colorati. Con il numero di luglio-agosto del 1960 alla guida della testata torna Augusto Belloni, già direttore per il biennio 1956-1957. Belloni, che resterà fino al novembre 1972, riconduce la rivista alla sua fisionomia originaria di bollettino e notiziario per il personale del gruppo Dalmine e dichiara: “Un giornale aziendale non […] può avere fini letterari o strettamente culturali; esso deve offrire solo delle notizie che possano interessare tutti noi, delle informazioni sulla nostra grande Azienda, e sul mondo che la circonda”, (Prendiamo le consegne, n. 4 luglio-agosto 1960). Questa linea ispiratrice è poi ribadita nell’editoriale I dieci anni del nostro giornale (n. 12 dicembre 1964): “informare, dare qualche notizia della Società, trattare argomenti tecnici in tono divulgativo, senza salire in cattedra, parlare del nostro tempo libero senza troppo indulgere a temi di varietà che sono la spina dorsale d’altri giornali […] senza trascurare quei fausti eventi che sono puramente personali, familiari: matrimoni, nascite, riconoscimenti, successi scolastici, artistici o professionali […]. L’attenzione verso la vita dei lavoratori in azienda, sempre in primo piano – anche fotografico – si affianca a quella verso il territorio. Tra le nuove rubriche, Gli stabilimenti Dalmine. Storia della loro terra si propone di far conoscere meglio la storia dei luoghi dove operano i vari stabilimenti. Non mancano inoltre articoli a carattere divulgativo su tematiche legate all’attualità (il tema del volo umano e delle missioni lunari, nei numeri del 1962), alla tecnologia (con un serie di articoli sulla storia e lavorazione dei metalli, nel 1963, e sulle applicazioni tubolari, nel 1964), alla scienza (dalla cibernetica alla fisica atomica e all’energia nucleare, nel 1964. Fra le altre novità di questo periodo, la comparsa in copertina del logo Finsider – la finanziaria dell’Iri a capo dell’aziende siderurgiche statali, tra cui la Dalmine – e la pubblicità in terza e quarta di copertina (Lambretta Innocenti 125 e Coca Cola) che sembra segnalare una necessità di autosostentamento finanziario del periodico aziendale. Il Consiglio d’amministrazione della società decide infatti di dimezzare lo stanziamento previsto a favore di “Conversazioni” e di pubblicare la rivista non più mensilmente ma “saltuariamente e quando se ne ravvisi l’opportunità”, come si legge nel verbale del 21 dicembre 1964. A partire dal 1965 si assiste così a un consistente calo dei numeri in uscita e a una periodicità irregolare che perdurerà fino all’inizio degli anni Settanta. “Conversazioni appare nuovamente trasformata nella grafica nel 1967: è una rivista di piccolo formato, stampata su carta patinata lucida, con la copertina illustrata a colori e, dopo anni di varietà estrema, un’impaginazione interna molto regolare, su due o tre colonne di testo per ogni pagina e titoli in neretto, tutti uguali, in testa. Anche nei contenuti, la nuova stagione di “Conversazioni presenta significative novità. Il modello è il nuovo house organ della capogruppo, la “Rivista Finsider”, che nel 1966 aveva iniziato le pubblicazioni, rivolgendosi sostanzialmente a un pubblico di dirigenti ma con una linea editoriale culturalmente impegnata e quindi destinata anche a un pubblico esterno. Su questa scia, anche il giornale aziendale della Dalmine sembra ritentare nel 1967 un salto di qualità abbandonando il tratto distintivo di bollettino per la “Grande Famiglia” Dalmine, per affrontare, con tono più istituzionale, i problemi del settore e fornire notizie sull’industria siderurgica nazionale. La rivista ospita quindi anche articoli tratti dalla “Rivista Finsider” e contestualmente cancella le rubriche sul tempo libero dei dipendenti. Resta solo menzione – tra le attività sociali – delle borse di studio assegnate, dei premiati per anzianità di servizio e delle notizie dalle colonie. Appaiono in questo periodo una serie di articoli (evidenziati da un’impaginazione su sfondo nero e testo in bianco) dedicati ad altri settori industriali del gruppo Iri (dalla cantieristica navale all’industria automobilistica), o a altre nazioni come la Libia, l’Etiopia e lo Zambia, con le quali la società ha in corso  rapporti commerciali. La pubblicità, ora collocata nelle pagine finali, si arricchisce di inserzioni a carattere locale che affiancano quelle della Coca Cola, che primeggia saldamente in quarta di copertina. Dal luglio 1971 all’ottobre 1972 la pubblicità in quarta di copertina viene sostituita da rielaborazioni grafiche di fotografie di prodotti, processi o fasi di lavorazione. Nel 1972 nelle copertine di “Conversazioni torna protagonista la “Grande Famiglia” dei dipendenti, ritratti nel giorno di mercato o all’entrata dello stabilimento, anticipando una nuova svolta nella linea editoriale e nell’immagine della rivista. La nuova direzione di Aldo Rossi (1972-1981) inaugura, con il numero di dicembre del 1972, questa nuova immagine: la rivista diviene un vero e proprio giornale in formato tabloid a periodicità bimestrale, che si propone di “costruire uno strumento di comunicazione e di informazione più agile, più mosso, possibilmente più completo. Uno strumento che abbia quella dimensione «quotidiana» – vale a dire più alla mano, meno distaccata, e quindi più sentita da coloro ai quali si rivolge” (Dalla «rivista» al «giornale», n. 5 dicembre 1972 ). Ampio spazio – e richiamo in prima pagina – ha il notiziario Dalmine fatti e notizie, costituito da due o tre pagine con corrispondenze cronachistiche dagli stabilimenti e relative aree di insediamento. Ma non mancano le regolari rubriche Notizie Iri-Finsider e Siderurgia nel mondo, che confermano un orizzonte aziendale che è ormai quello di un gruppo dislocato sul territorio nazionale e orientato alla competizione internazionale. Negli anni Settanta i dipendenti acquistano uno spazio e una voce nelle vaste inchieste-intervista svolte in tutti gli stabilimenti su temi che il giornale reputa “sentiti”: il tempo libero, vecchi e giovani al lavoro, la sicurezza, la donna che lavora, l’informazione e la stampa aziendale. Torna in modo particolare l’attenzione alla storia dei territori dove è attiva l’impresa, con numeri speciali interamente dedicati ai singoli insediamenti, in occasione dell’avvio di nuovi impianti. La gestione del giornale aziendale da parte di Aldo Rossi si contraddistingue anche per una serie di interessanti collaborazioni esterne di giornalisti specializzati in temi legati alla cultura o all’economia. Con la rubrica Un popolo in un attore, curata dal critico cinematografico Claudio G. Fava, l’interesse dei lettori è rivolto al cinema e alla storia degli attori e attrici più famosi e amati dal pubblico. Tra le nuove rubriche culturali di questo periodo troviamo anche Tu, capisci la musica? di Claudio Tempo, La nona arte ovvero la storia dei fumetti a cura di Pietro Favari, Teatro per tutti del direttore teatrale Mauro Manciotti, Uno scaffale aggiornato di Pietro Pruzzo. L’interesse per l’arte e la cultura, che caratterizza la direzione di Aldo Rossi, trova un significativo riscontro anche in una rubrica inaugurata nel 1981, Artisti in fabbrica, dedicata ai quei dipendenti che coltivano la pittura, la poesia e la musica, con fotografie e profili artistici curati direttamente dal direttore. Altrettanto rilevante è lo spazio dedicato a temi d’attualità economica, dal Sistema monetario europeo, al risparmio, alle speculazioni in Borsa, l’inflazione e la svalutazione, il problema energetico. Il tema delle fonti alternative di energia è in particolare oggetto di una serie di articoli dal titolo Energia domani curata dal giornalista Federico Marzinot. Con il numero 4, dell’ottobre 1981 risulta interrompersi la pubblicazione di “Conversazioni”. Un nuovo house organ aziendale Dalmine riprenderà nel novembre 1989 con il titolo “Notizie Dalmine”.