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pagine
da 32 a 40 (circa 120 nel numero speciale di dicembre)
formato
cm. 23 x 35; poi 24 x 31
illustrato
si
bn/colore
colore

Ferrania

titolo
Ferrania
sottotitolo
Rivista mensile di fotografia, cinematografia e arti figurative poi Rivista mensile di fotografia e cinematografia
azienda
Ferrania 3M
durata
gennaio 1947 (a. I, n. 1) – 1967 (a. XXI, n. 12)
periodicità
Mensile
distribuzione
In vendita per numero singolo o abbonamento annuale
editore
Ferrania 3M, Edizioni Ariminum Srl
direttore
Aldo Mandressi, Guido Bezzola
art director
Luigi Veronesi
contributi
Vittorio Spinazzola, Claudio Bertieri, Mino Bianchi, Aristide Bosio, Domenico Cantatore, Paolo Arnaldo Cassinis, Giacomo Gambetti, Federico Ferreri, Corrado Marini, Morando Morandini, Berto Morucchio, Alfredo Ornano, Giuseppe Turroni, Mario Verdone, Giulia Veronesi, Luigi Veronesi
stampatore
Rizzoli, SAES, Edizioni Ariminum Srl
note

Alla fine di ogni anno viene pubblicato un numero speciale di dicembre dedicato alla fotografia italiana, che si presenta più voluminoso (dalle 40 pagine dei primi anni fino alle 124 del 1966). Ogni sei mesi esce anche un numero speciale in inglese con una selezione di articoli e fotografie dall’edizione italiana.
compilatore
Carlo Vinti

Come viene annunciato nel primo numero dell’immediato dopoguerra (gennaio 1947, p. 2), “Ferrania” – pur essendo fin dall’inizio una rivista aziendale pubblicata dall’omonima impresa ligure - raccoglieva la breve eredità di una precedente rivista dedicata alla fotografia: il “Notiziario fotografico” di Ivrea [pubblicato dall’associazione fotografica Olivetti]. Di questo periodico, che era nato solo un anno prima, Ferrania conservava alcuni collaboratori e l’impostazione di base rivolta ad un pubblico di “amatori e intenditori di fotografia”.

Il profilo della rivista è quindi fin dall’inizio diverso da quello di organi di stampa aziendale nati per gestire le relazioni umane con il personale. “Ferrania” è indirizzata piuttosto ai potenziali clienti e continuerà fino alla fine ad autopromuoversi come guida per il fotocineamatore e “prezioso veicolo di informazione per tutti coloro che, sia come dilettanti che come professionisti, hanno interesse nel settore” (da un annuncio autopromozionale in n. 1, anno XX, gennaio 1966).
Questa impostazione, insieme alla collaborazione di noti esperti di fotografia e di firme importanti della critica artistica e cinematografica, ha fatto di Ferrania una rivista molto nota e apprezzata ben al di là della cerchia di lettori raggiunta mediamente da un house organ.
Il mensile - distribuito in abbonamento ma in vendita anche in librerie e edicole - era messo a punto in una redazione all’interno della sede milanese dell’azienda. Dietro la creazione della rivista c’è sicuramente la figura di Franco Marmont alla guida dell’azienda Ferrania dal 1923 al 1964. Ma a progettare e a dare il primo indirizzo alle pagine di Ferrania è Guido Bezzola, studioso di lettere a capo delle pubblicità e delle PR della Ferrania, che dirigerà la rivista fino alla sua chiusura. Altre figure cruciali già nei primi anni sono Alfredo Ornano (cui la rivista dedica un’ampia commemorazione nel numero di dicembre del 1955) e Luigi Veronesi, il quale – all’epoca responsabile dell’intera immagine dell’azienda - non fu soltanto art director della rivista ma anche autore di numerosi articoli e fotografie, oltre che membro del comitato di redazione.
Il sottotitolo della testata rispecchia a lungo la reale suddivisione degli argomenti trattati in “fotografia, cinematografia e arti figurative”. Tuttavia tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del decennio successivo gli articoli sulla pittura e sulle mostre d’arte cominciano ad essere sempre più rari fino al cambio del sottotitolo in “rivista mensile di fotografia e cinematografia” nel 1966.
L’ampiezza e la varietà degli argomenti trattati, insieme alle collaborazioni prestigiose, rendono “Ferrania” a tutti gli effetti una rivista culturale. Tuttavia aspetti spiccatamente promozionali e temi aziendali non sono affatto assenti. Oltre ai numerosi articoli tecnici, in cui compaiono frequentemente recensioni di apparecchiature e prodotti fabbricati dall’azienda editrice, a partire dal 1955 viene pubblicata saltuariamente una breve rubrica di argomento aziendale intitolata “La Ferrania nel mondo”. Interessante il fatto che “Ferrania” ospitasse la pubblicità anche di altre ditte produttrici di apparecchiature di ripresa e materiali fotografici.
In copertina è sempre pubblicata una fotografia: solitamente si tratta di  un’immagine realizzata da un fotoamatore, il cui nome viene poi indicato nel sommario accanto al luogo di provenienza, non senza ricordare che la pellicola utilizzata è di marca Ferrania.
La rivista chiude nel 1967, dopo 21 anni di “articoli di attualità e critica cinematografica, rubriche di consigli per i fotografi dilettanti, notizie per i professionisti, corrispondenza con i lettori, recensioni di libri ecc.” (annuncio autopromozionale in n. 1, anno XX, gennaio 1966).
L’ultimo numero contiene un testo di commiato di Bezzola, nel quale il direttore rievoca brevemente il percorso dei 252 fascicoli pubblicati e traccia un bilancio. Egli ricorda che “Ferrania” era nata come “veicolo di pubbliche relazioni a livello molto alto, non certo per scopi strettamente o grettamente aziendali o tecnico-informativi”, ma non tralascia di citare le ragioni promozionali, inquadrando la creazione della rivista nel periodo postbellico in cui si prevedeva una netta espansione del mercato nel settore.
Quanto alle ragioni della chiusura, esse sono individuate nel cambiamento di “configurazione del quadro aziendale” dovuto all’ingresso della Ferrania all’interno del gruppo americano 3M. L’acquisizione era avvenuta già nel 1964, ma evidentemente solo a quel punto aveva portato a una drastica revisione delle politiche di mercato e comunicazione. Bezzola non ha dubbi sul fatto che non ci siano più le condizioni per proseguire con “una formula che, per quanto ripetutamente aggiornata” a suo parere è ormai “superata dalla stessa realtà delle cose”. (Commiato, n. 12, XXI, dicembre 1967, pp. 2-3).