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Comunicare l’impresa > Noi dell’Ilva
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Noi dell’Ilva

titolo
Noi dell’Ilva
sottotitolo
Rassegna mensile per il personale della Società Ilva – Alti forni e acciaierie d’Italia poi Mensile per il personale
azienda
Società Ilva – Alti forni e acciaierie d’Italia
durata
1951 (a. I, n. 1) - 1960 (a. X)
periodicità
Mensile
distribuzione
Spedizione gratuita in abbonamento postale al personale
editore
Società Ilva – Alti forni e acciaierie d’Italia
direttore
Giancarlo Traverso
contributi
Giuseppe Amodio, Elio Balestrieri, Pier Badino, Antonio Baldini, Arrigo Bugiani, Ivo Capocchi, Giuseppe Ceccarelli, Alberto Gnone, Enrico Grazi, Giuseppe Grazzini, Giuseppe Parodi, Vincenzo Sclavo, Mario Verdone
stampatore
Arti Gragiche Iro Stringa
compilatore
Roberto Baglioni

La rivista testimonia la vita di una grande impresa siderurgica (oggi confluita nel Gruppo Riva) sorta nel 1897 con la denominazione “Società anonima degli alti forni e fonderia di Piombino” e comprensiva degli stabilimenti di Portoferraio e Terni (1905). Successivamente entrata nel favore governativo al fine di realizzare nel Meridione l’impianto di Bagnoli (come si legge in Una nuova acciaieria a Bagnoli, n. 1/1951), finì sotto il controllo della Comit (dal 1921) e seguì le vicende dei salvataggi che la portarono sotto l’alveo dell’Iri. La rivista percorre gli anni di un considerevole ridimensionamento aziendale avvenuto nel secondo dopoguerra, quando Iri e Finsider, di cui Oscar Sinigaglia era diventato presidente, aggiornarono i progetti di modernizzazione avviati negli anni ’30 e, nell’ambito del piano Marshall, reimpiantarono a Cornigliano un grande stabilimento a ciclo continuo.

Nella sfera della siderurgia pubblica, di fronte alla rapida crescita della Cornigliano S.p.A., lo spazio dei vecchi stabilimenti Ilva, soprattutto a Genova, si ridusse (nelle aziende genovesi della Finsider tra il 1948 e il 1958 l’occupazione passò da 11.260 unità a 6.278). Il periodico abbraccia dunque un pezzo di storia aziendale complessa, pur testimoniando una certa eccellenza nelle relazioni industriali, e giungendo fino alla vigilia (1961) del nuovo polo siderurgico di Taranto che darà vita a Italsider. La copertina dei primi tre numeri curiosamente riporta in testa "...e il titolo?", non avendone ancora trovato uno e rivolgendosi ai lettori affinché lo possano scegliere mediante un concorso a premi. Il direttore esordisce così nell’editoriale di apertura: "come inaspettato, vi giunge questo primo numero della ‘Rassegna’ che Ilva ha voluto e ideato per voi…scoprirete una prospettiva nuova del vostro lavoro, che vedrete inquadrato nella visione panoramica nella quale appariranno le realizzazioni e gli sviluppi dell’azienda, i suoi sforzi per aumentare e migliorare la produzione, i suoi problemi tecnici ed economici", risulta evidente una vocazione alla persona e al suo contributo in azienda. La struttura del giornale si articola nelle seguenti sezioni:
- informazione tecnica intorno ai nuovi impianti o al funzionamento di quelli pre-esistenti;
- informazioni sulle manifestazioni collettive di ogni stabilimento sociale;
- informazione sportiva;
- attualità e costume;
- la produzione poetica e novellistica, soprattutto contemporanea.
- la pubblicazione de ‘L’articolo dei lettori più interessante del mese’, scelto dal direttore. A tal proposito occorre dire che le copertine, spesso dedicate agli impianti e alla filiera, sono in diversi casi tratte da foto realizzate dai lettori. La parte centrale offre pagine dedicate alla poesia, alle mostre d’arte, al cinema, agli hobbies (con una rubrica sulla filatelica), al turismo e più in generale alla cultura. Interessanti alcuni tentativi di unire all’arte la riflessione sulla tecnica, come nell’articolo La fusione del Perseo, il capolavoro di Benvenuto Cellini (n. 5/1954) o ancora nel n. 2/1955 con Il ferro nell’arte, che tratta dei lavori di traforo e forgia di balconi e cancellate artistiche. Nella Rubrica tecnica ricorrono puntuali descrizioni, non solo per addetti ai lavori, sulle caratteristiche degli stabilimenti produttivi e sulle lavorazioni con l’attenzione rivolta verso la prevenzione infortunistica e sensibilizzazione mediante indizione di un concorso annuale.Un virtuoso ciclo di interviste ai direttori dei vari stabilimenti, arricchite da ottimi reportage fotografici, ci riportano la vita, l’opera e le caratteristiche dei singoli stabilimenti: Noi di Novi, Noi di Piombino, Noi di Bagnoli, Noi di Torre, Noi di Trieste, Noi di Marghera. Tale rassegna, a partire dal n. 4/1958, verrà sostituita dal servizio Noi degli uffici, dedicato ai colletti bianchi delle singole amministrazioni. L’azienda dimostra una spiccata sensibilità per le relazioni umane e per i propri dipendenti: nel n. 6/1955 i corrispondenti parlano di "integrazione dell’aspetto aziendale con l’aspetto familiare, sociale, personalistico ed irripetibile dell’individuo che, in tutti questi aspetti manifesta ed afferma solamente la sua esistenziale unicità e onnicomprensività". Largo spazio è dedicato alle attività del dopolavoro con la rubrica Dagli stabilimenti e dai Cral (che organizza anche un curioso festival della canzone), mentre ai figli dei dipendenti vengono assegnate Borse di studio aziendali. Per i più piccoli si organizza ogni anno la ‘Befana Ilva’, le colonie estive, mentre il periodico dedica loro l’inserto ‘Noi dell’Ilva per i bimbi’ con i fumetti delle avventure di Fiorellin del prato, Lingottino, Capitan Pirin Pan Doro e Pinocchio. Ilva partecipa inoltre al Piano Ina Casa e realizza 530 alloggi per dipendenti a Lovere, Piombino, Cogoleto, Savona, Novi Ligure, San Giovanni, Genova e Torre Annunziata (qui mediante l’intervento dell’Istituto autonomo case popolari di Napoli). Nel n. 1/1958 si parla di altre realizzazioni di case a Darfo, Marghera e Genova-Prà. Data l’importanza strategica della siderurgia, anche la storia economica trova un certo favore: nel n. 11/1957 con un contributo del dirigente Luigi Piccinini La siderurgia in Campania nella 2° metà dell’Ottocento, s’inaugura una serie di approfondimenti sulla storia dello sviluppo industriale nel territorio, che prosegue con La siderurgia in Toscana nella 2° metà dell’Ottocento (n. 5/1958), ma anche con la storia del ferro in tre puntate a cura di Mario Savarese (con una ricca cronologia sui progressi del settore) o, ancora, con Come cambia la città: ricostruzione degli insediamenti storici delle ferriere milanesi di Rossano Zezzos (n. 4/1955). Una rubrica è dedicata alla tecnica amministrativa e riporta interessanti riproduzioni e descrizioni di documenti contabili antichi (1/1954). La struttura e l’impostazione grafica della rivista rimangono inalterate, eccetto che per il passaggio dal bianco e nero al colore della copertina (peraltro sporadico, a partire dal n. 12/1956), mentre si arricchisce dell’estratto della Relazione dell’Assemblea degli Azionisti. Dal questionario di gradimento del Notiziario si evince la sua diffusione, che raggiunge circa 24.000 famiglie. L’attenzione al lavoro rimane l’asse sul quale far ruotare gli argomenti: nel n. 5/1954 il direttore generale Guido Vignuzzi sottoporre ai dirigenti un questionario sulla qualità del loro lavoro, mentre nel n. 5/1955 si compie un’indagine sui lavoratori con l’articolo Che rappresenta il lavoro nella tua vita? La redazione aderisce alle iniziative e ai convegni dell’Associazione della stampa aziendale Asai: nel n. 7/1954 Il V Convegno della stampa aziendale tenutosi a Venezia cui partecipa il direttore responsabile con una relazione sul valore morale e culturale della terza pagina nei giornali aziendali o, ancora, nel n. 10/1954 III Convegno dei corrispondenti di ‘Noi dell’Ilva’ tenutosi a Genova, che verrà pubblicato periodicamente. La sezione dedicata alla cinematografia è curata dal critico professor Mario Verdone che periodicamente arricchirà il giornale con interessanti contributi incentrati sul cinema in generale e sulle filmine aziendali e sul documentario in particolare (nel n. 8/1954 un’analisi sul film tecnico Documentari sul lavoro). È un vanto aziendale che nel 2/1957 la copertina riporti il varo dell’imponente (166 mt. per 15.800 ton.) motonave prodotta dall’Ilva per conto di Finsider e denominata “Acciaierie”, cui seguono la motonave “Laminatore” (n. 7/1957) nel cantiere Ansaldo di Muggiano (La Spezia) e il “Fucinatore” (n. 7/1958). E, ancora, nel n. 2/1958 con orgoglio si riporta dell’entrata in esercizio del laminatoio a ciclo continuo presso la stabilimento di Bagnoli. Traguardi che si pongono nell’ambito di considerazioni più generali fatte da Umberto Nati nel suo articolo sull’attuazione del Piano Vanoni per lo sviluppo dell’economia nazionale o da Ernesto Manuelli (Direttore generale di Finsider) nel suo pezzo Il mercato siderurgico europeo. La rivista, dopo aver assunto una nuova veste grafica con l’introduzione di immagini a colori e con la riduzione del formato, cessa con la fine del 1960 e con la nascita di Italsider che darà alle stampe la nuova testata Italsider notizie (1961-1972).