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Comunicare l’impresa > Noi della rotaia
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Noi della rotaia

titolo
Noi della rotaia
sottotitolo
Periodico aziendale delle Ferrovie dello Stato
azienda
Ferrovie dello Stato
durata
gennaio 1955 (a. I, n. 1 ) – dicembre 1957 (a. III, n. 12 )
periodicità
Mensile
distribuzione
Gratuita ai ferrovieri con spedizione in servizio, in vendita al pubblico presso le edicole delle stazioni ferroviarie
editore
Ferrovie dello Stato, Direzione generale - Roma
direttore
Gianni Robert, Mario Pellegrino
contributi
Federico Allegretti, Renato Barbaro, Mario Botta, Francesco Cambilargiu, Giacomo Caserta, Mario Casacci, Pietro Catania, Giuseppe Ceccarelli, Alberto Ciambricco, Glauco Della Porta, Elio Depaoli, Armando Fiorini, Gianluigi Gazzetti, Silvana Giorgetti, Livio Jannattoni, Domenico Loffredo, Pasquale Lombardo, Renzo Marello, Piero Monaci, Alberto Pelizza, L. Reponsini Bucciarelli, Mario Resta, Paolo Rho, Franco Salmi, Paolo Serrao, Mario Toscani, Mario Alberto Tuninetti, Cesare Zappulli
stampatore
Stabilimento Apollon, Roma
compilatore
Roberto Baglioni

Gianni Robert, ingegnere responsabile della sezione documentazione delle ferrovie, avvia nel 1955 un giornale espressamente pensato per i ferrovieri e «destinato a rafforzare quei vincoli di solidarietà che legano tra loro e all’Azienda i ferrovieri italiani, i quali avranno in esso non un organo tecnico, anche se i problemi tecnici non potranno essere trascurati, ma un foglio di vita, che deve offrire la possibilità di una serena valutazione dei loro problemi e delle loro attività in un incontro non arido, ma umano, nel cui quadro vanno anche doverosamente illustrate l’opera e le realizzazioni dell’Azienda al servizio del Paese».

Gianni Robert, ingegnere responsabile della sezione documentazione delle ferrovie, avvia nel 1955 un giornale espressamente pensato per i ferrovieri e «destinato a rafforzare quei vincoli di solidarietà che legano tra loro e all’Azienda i ferrovieri italiani, i quali avranno in esso non un organo tecnico, anche se i problemi tecnici non potranno essere trascurati, ma un foglio di vita, che deve offrire la possibilità di una serena valutazione dei loro problemi e delle loro attività in un incontro non arido, ma umano, nel cui quadro vanno anche doverosamente illustrate l’opera e le realizzazioni dell’Azienda al servizio del Paese». Tutti i ferrovieri sono invitati a collaborare al periodico sia con articoli e note su argomenti di cultura professionale e problemi di servizio, sia con racconti, articoli di costume, di colore ed umoristici che abbiano un chiaro riferimento all’ambiente ferroviario. Il giornale, aderente sin dalla nascita all’Associazione della stampa aziendale italiana, per motivi di budget è costretto entro i limiti delle 8 pagine e non riesce così a far fronte a tutte le richieste di pubblicazione provenienti dai ferrovieri. Ben quindici corrispondenti dalle città d’Italia compilano un interessante Notiziario dai compartimenti, mentre la direzione generale si occupa di presentare i vari servizi in cui si articola l’azienda. A partire dal giu. 1956 nell’area del titolo compare il pensiero del direttore generale Giovanni di Raimondo: «Voi potete comprare il lavoro di un uomo, la sua presenza fisica in un determinato luogo, anche un certo numero di abili movimenti muscolari per un’ora o per un giorno, ma non potete comprare l’entusiasmo, l’iniziativa, la devozione del cuore, della mente e dell’anima. Queste cose ve le dovete meritare» a testimoniare una particolare attenzione al fattore umano nel lavoro. 

Per la parte storico-aziendale si rileva la presenza di profili biografici degli uomini che hanno fatto le ferrovie (a cominciare da Riccardo Bianchi primo direttore generale), insieme a contributi giubilari quale 1905-1955: Cinquant’anni di storia nostra (ago. 1955). Una bella rassegna intende invece diffondere il contributo della letteratura italiana e straniera dedicato alle ferrovie. Il nuovo direttore, Mario Pellegrino, si batte affinchè la rivista esca da un evidente empasse di contenuto, riuscendovi in parte: nell’editoriale del direttore del dic. 1957 si preannuncia il progetto di rinnovare il periodico con un impianto redazionale più solido che preveda un budget più congruo, oltre ad un nuovo nome. Dal gennaio 1958 la rivista cessa dando vita ad un nuovo house organ, Voci della rotaia, in virtù di un accordo di collaborazione con la testata delle ferrovie francesi La Vie du Rail.