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Rassegna tecnica TIBB

titolo
Rassegna tecnica TIBB
sottotitolo
Tecnomasio Italiano Brown Boveri (TIBB) - Milano
azienda
TIBB Tecnomasio Italiano Brown Boveri
durata
settembre-ottobre 1936 (a.I, n.1) – dicembre 1970 (a.XXXI, n.4)
periodicità
Bimestrale, poi trimestrale (dal gennaio 1948, a. IX, n. 1)
editore
TIBB Tecnomasio Italiano Brown Boveri
direttore
Valentino De Martini, Antonio Salmoiraghi, Mario Poli, Daniele Fabrizi, Adelchi Zancan, Francesco Perticaroli
stampatore
Unione tipografica, Alfieri e Lacroix SpA
note
A colori da gennaio-marzo 1960.
compilatore
Fabrizio Trisoglio

Costituito nel 1863, stesso anno di nascita del Politecnico di Milano, da Luigi Longoni, Carlo Dell’Acqua e Ignazio Porro, il Tecnomasio Italiano ha costituito fin dalla sua prima denominazione un esempio del primato elettrotecnico italiano nella seconda metà dell’Ottocento. Impresa elettromeccanica originariamente situata in via Pace, con la guida dell’ingegnere Bartolomeo Cabella il Tecnomasio Italiano ben presto raggiunge i vertici nel campo dell’innovazione e della perfezione tecnica avviando per esempio la prima produzione nazionale di lampade ad arco voltaico. Il 15 ottobre 1903 la fusione con l’impresa svizzera Brown Boveri porta il nuovo Tecnomasio Italiano Brown Boveri (TIBB) a diventare a tutti gli effetti un’impresa internazionale dirigendo la sua politica industriale a grandi volumi di produzione. Proprio in questi anni il TIBB ampliò il suo sistema produttivo con la costruzione del nuovo e storico impianto di piazzale Lodi (1909) e rilevando dalla Gadda & C. lo stabilimento, oggi scomparso, di via De Castillia (1907). La prima metà del Novecento si rivela per il Tecnomasio l’inizio di un’epoca dorata grazie alla sempre più frequente elettrificazione delle attività industriali e dei trasporti, così come alla continua crescita della domanda interna italiana. Nel 1936 il TIBB poteva vantare nei suoi stabilimenti 850 impiegati e 3200 operai e varie commissioni nazionali, così proprio in un periodo di particolare instabilità dopo la bufera del ‘29, fu deciso di fondare la “Rassegna Tecnica TIBB” allo scopo "di interessare categorie sempre più larghe di industriali e di tecnici alle affermazioni e alla produzione del Tecnomasio Italiano Brown Boveri nel campo dell’elettricità” e porsi come “testimonianza del lavoro e degli sforzi da noi compiuti in tutti i campi dell’applicazione dell’elettromeccanica”.

Nato in piena epoca fascista l’house organ si manifestò come “non soltanto un’opera utile di propaganda” ma intese porsi nel campo dell’innovazione per “far sorgere iniziative e stimolare attività per il perfezionamento degli impianti elettrici esistenti” come “modesto contributo al rigoglioso risveglio della vita industriale del paese”. Nella sua lunga parabola, dal settembre 1936 al dicembre 1970, la rivista tratta dei macchinari e delle loro problematiche costruttive e funzionali, dalle nuove applicazioni dell’energia elettrica all’evoluzione storica delle macchine stesse. Le firme degli articoli sono le più varie (L. Accornero, C. Alfisi, S. Barigozzi, F. Barenghi, P. Bassi, C. Bellone, G. Bianchini, M. Bonomo, V. Brandani, C. Calcia, A. Cello, F. Coppadoro, R. Costa, B. Dalla, G. Dalle Coste, F. De Ferrari, Valentino De Martini, L. Di Corato, G. Dinon, Daniele Fabrizi, G. Ferrara, S. Ferrario, A. Franco, M. Galbiati, E. Gagliardelli, G. Gajani, V. Gandini, U. Gargaglione, A. Giacomoni, S. Groppali, R. Keller, G. Landi, L. Lanzavecchia, D. Manzetti, G. Marzocchi, M. Melone, G. Micarelli, L. Montigiani, S. Morbello, Francesco Perticaroli, P. Pezzini, F. Pezzoli, A. Pivano, Mario Poli, C. A. Ricci, V. Rivolta, F. Romanello, L. Runci, Antonio Salmoiraghi, F. Samuelli, S. Spinoccia, G. Tajana, P. Vannotti, U. Vaudagna, F. Visco Gilardi, Adelchi Zancan): oltre a noti ingegneri si osserva una certa continuità di alcuni autori legati all’impresa, mentre le numerose illustrazioni rappresentano sicuramente un’ottima testimonianza visiva del progresso elettrotecnico dal 1936 al 1970. Di particolare interesse è l’articolo dedicato al contributo del TIBB alla ricostruzione degli impianti elettrici dopo la Seconda Guerra Mondiale: pubblicato a partire dalla prima pagina del gennaio-marzo 1948, primo numero edito dopo i cinque anni di sospensione della rivista, l’articolo racconta il massiccio lavoro di ricostruzione postbellico operato su sottostazioni, trasformatori, locomotori e macchinari elettrici. Al di là dell’impegno civico in un’Italia uscita a pezzi dal conflitto viene orgogliosamente ribadito che “naturalmente questa mole di lavoro è anche una diretta conseguenza della larga misura in cui il nostro macchinario è rappresentato un po’ dovunque”. La rivista, ora trimestrale, nel dopoguerra continua a occuparsi dei medesimi temi che hanno caratterizzato l’house organ dalla sua fondazione mettendo sempre in evidenza gli aspetti tecnici legati all’innovazione e alla ricerca. Con l’irrompere degli anni Sessanta la rivista incomincia a subire una flessione sia nei contenuti che quantitativa, sicuramente causata dal mutato clima sociale e dal cambio di mercato, che portò nel dicembre 1970 alla chiusura di una delle migliori testimonianze scritte dell’eccellenza industriale italiana.