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Comunicare l’impresa > TIBB Tecnomasio Italiano Brown Boveri
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TIBB Tecnomasio Italiano Brown Boveri

titolo
TIBB Tecnomasio Italiano Brown Boveri
sottotitolo
Notiziario aziendale
azienda
TIBB Tecnomasio Italiano Brown Boveri
durata
1956-1961; 1964 (?)
periodicità
Semestrale (anche se la periodicità risulta irregolare)
direttore
Gian Maria Beltramini, Ketto Cattaneo
art director
Mario Scheichenbauer, Tito Terzi
stampatore
Agnelli Milano, S.E.S.A.
note
Per alcune notizie sul notiziario aziendale cfr. Tecnomasio. Vicende di un’impresa elettromeccanica, a cura delle Relazioni Esterne di ABB Tecnomasio, Milano, Amilcare Pizzi Editore, 1988, pp. 113-115.
compilatore
Barbara Cattaneo

Benché senza indicazione di data, il primo numero del periodico aziendale è del dicembre del 1956. Nell’editoriale l’house organ si presenta: “… sono io, il primo numero del vostro giornale aziendale. Sono il nuovo nato della grande Famiglia del Tecnomasio o, se mi permettete di usare la felice espressione di un vostro anzianissimo compagno di lavoro (…), l’ultimo figlio di Mamma Ditta”. In effetti, la «Rassegna Tecnica» del TIBB e «Il trasformatore», periodico dei lavoratori del Tecnomasio, sono due dei periodici aziendali che risultano pubblicati in quegli anni, ed è probabilmente a questi il riferimento  dell’editoriale al “nuovo nato” che si aggiunge alla “Famiglia del Tecnomasio” .

Benché senza indicazione di data, il primo numero del periodico aziendale è del dicembre del 1956. Nell’editoriale l’house organ si presenta: “… sono io, il primo numero del vostro giornale aziendale. Sono il nuovo nato della grande Famiglia del Tecnomasio o, se mi permettete di usare la felice espressione di un vostro anzianissimo compagno di lavoro (…), l’ultimo figlio di Mamma Ditta”. In effetti, la «Rassegna Tecnica» del TIBB e «Il trasformatore», periodico dei lavoratori del Tecnomasio, sono due dei periodici aziendali che risultano pubblicati in quegli anni, ed è probabilmente a questi il riferimento  dell’editoriale al “nuovo nato” che si aggiunge alla “Famiglia del Tecnomasio” . “Saprò trovare le parole di conforto per i momenti tristi, porterò la mia parola serena e amica nelle vostre case, raccoglierò tutte le vostre voci in uno spirito di umana comprensione e di serena discussione (…) Sarò io che renderò facile e proficuo un continuo colloquio tra tutti voi che appartenete alla grande Famiglia del Tecnomasio (…). Parlerò anche dei vostri e per i vostri figli, perché sono la cosa più cara che avete”. Come emerge chiaramente da queste parole, il familismo di fabbrica, strategia comunicativa adottata in tanti notiziari aziendali del periodo, è inteso come strumento per la collaborazione interclassista, e, con ciò, utile per fronteggiare le tensioni tra “capitale e lavoro”. In questa prospettiva viene richiesta la collaborazione dei dipendenti alla stesura degli articoli. Nel corso della durata del periodico, viene posto in rilievo come siano soprattutto i dipendenti dello stabilimento di Vado Ligure a inviare i loro scritti alla redazione. Tra questi, emerge il contributo di Franco Ciciliot, che collabora assiduamente con racconti letterari a tema marinaro. Per alcuni di essi ottiene anche il riconoscimento da parte dell’Associazione per la Stampa Aziendale.

Allo scopo di rendere partecipi i dipendenti alle vicende della “loro” azienda il primo numero del notiziario ripercorre la storia del Tecnomasio: “Le origini, lo sviluppo, l’affermarsi del complesso industriale del quale fate parte ed al quale dedicate tanta parte delle vostre energie non possono essere da voi ignorati. La conoscenza di queste notizie deve far parte del vostro corredo di cognizioni professionali non solo per completare sempre più la vostra preparazione, ma anche per darvi la giusta soddisfazione di essere consci di aggiungere altre pagine gloriose alla storia già importante del vostro Tecnomasio”. Gli articoli sulla storia dello stabilimento e dei più importanti impianti realizzati in Italia e all’estero da parte della Società, vengono pubblicati, oltre che nel primo, anche nei successivi tre numeri con il titolo Un po’ di storia. Nei numeri seguenti l’attenzione all’attività aziendale continua ad occupare un posto di spicco del periodico, distaccandosi però dall’idea di una sorta di rubrica, come era stato invece per i primi quattro numeri. Si susseguono così articoli di vario argomento: la cronaca dell’inaugurazione della nuova stazione trasmittente di Radio Vaticana nel numero di dicembre del 1957; la cronistoria della Brown Boveri di Baden, società del gruppo; la ricorrenza, nel 1958, del cinquantenario dalla costruzione del primo locomotore trifase italiano a Vado Ligure negli stabilimenti allora della Westinghouse. Dal numero di dicembre del 1958 appare una nuova rubrica, Realizzazioni TIBB, espressamente riservata ai grandi impianti e alle grandi commesse della società. Se già nel numero di ottobre del 1857 si dedicava copertina e articolo all’alternatore da 160.000 kVA, destinato alla Centrale Termoelettrica Santa Barbara della Società Elettrica Selt-Valdarno e della Società Romana di Elettricità, la rubrica Realizzazioni TIBB si inaugura proprio con la notizia dell’entrata in servizio della centrale, la cui costruzione era stata affidata al gruppo Brown Boveri come capo commessa. Nella rubrica si dà di volta in volta notizia di opere realizzate in Italia e all’estero. Nell’elenco figurano i generatori per le centrali idroelettriche in Brasile, in Colombia, in Pakistan, i comandi elettrici industriali realizzati per l’impianto di laminazione della Società Innocenti in Venezuela, la realizzazione di una nuova locomotiva elettrica per le ferrovie dello Stato italiane, l’elettrificazione della linea ferroviaria Messina-Catania, l’impianto elettrico per un laminatoio della Società Terni, gli alternatori per la centrale idroelettrica di San Floriano.

Nel numero di giugno del 1959, i cantieri di lavoro per la realizzazione della linea n. 1 della metropolitana di Milano sono al centro dell’articolo Nuovi orientamenti nella costruzione dei veicoli metropolitani. Al tema è dedicato anche il fotomontaggio della copertina, che prende in esame, in una prospettiva di confronto storico, sistemi di trasporto su rotaia del diciannovesimo secolo, probabilmente in riferimento alla linea metropolitana di Londra in funzione dagli anni sessanta dell’Ottocento. Sul tema della metropolitana milanese il notiziario ritorna con un ampio articolo del maggio 1961, dove viene data notizia del materiale rotabile fornito dal Tecnomasio per la realizzazione dell’opera.

Oltre che agli impianti, nell’house organ viene dato ampio spazio alle interviste ai dipendenti. Ci si pone fin da subito l’obiettivo di individuare delle “categorie” su cui concentrare di volta in volta la propria attenzione. È così che esordiscono i lavoratori anziani, nel secondo numero vengono intervistati i lavoratori dello stabilimento di Vado Ligure, seguono i lavoratori che hanno collaborato alla realizzazione dell’alternatore per la centrale termoelettrica di Santa Barbara. In un altro articolo ci si occupa di intervistare i membri di una stessa famiglia che lavorano al Tecnomasio: la tradizione del lavoro in azienda che passa attraverso le generazioni di uno stesso nucleo familiare.

Non marginali anche gli articoli costituiti da brevi resoconti di viaggio dei montatori Tecnomasio impegnati nelle realizzazioni all’estero. In realtà, anche se gli articoli menzionano sempre la commessa all’origine del viaggio di lavoro, il testo non riguarda mai aspetti specifici e tecnici del lavoro realizzato, ma piuttosto traccia a brevi linee le caratteristiche fisiche, sociali e culturali dei luoghi visitati, le persone incontrate, ecc. Di questi brevi reportage fanno parte il viaggio in Messico per il montaggio di tre grandi alternatori da 57500 KVA ordinati dalla Commissione Federale dell’Elettricità di Città del Messico, il viaggio in Argentina per l’impianto di trasformatori e raddrizzatori a vapori di mercurio commissionati dalla Dalmine Safta per un impianto di laminazione, il viaggio in Norvegia per un impianto realizzato in collaborazione con la NEBB per conto della società norvegese Hydro.

Sempre sul fronte dell’attività industriale si segnalano due articoli dedicati alla partecipazione alla 35ª e alla 37ª Fiera di Milano. Nei numeri di ottobre 1957 e di giugno e dicembre 1959, vengono dedicati tre articoli alla Scuola di fabbrica rivolta a ragazzi dai 15 ai 17 anni e necessaria per il passaggio degli studenti all’Officina. Poche le notizie, invece, sulle relazioni esterne della Società, se si esclude l’articolo sulla visita dell’arcivescovo di Milano, Montini, alla TIBB, di cui si riporta la cronaca nel numero di dicembre del 1957, e l’articolo Visitatori in officina del settembre 1960.

La “piccola riforma” INAM per le prestazioni previdenziali e assicurative ai lavoratori è il primo di una serie di articoli che, a partire dal dicembre 1959, danno informazioni sul settore assistenza malattia INAM. I successivi articoli informano anche sulla Cassa Assistenza Lavoratori del Tecnomasio (CALT), sul servizio medico e sul servizio sociale di fabbrica. Completano il quadro anche alcuni articoli sull’antinfortunistica.

La rubrica Notizie di casa nostra (su matrimoni, nascite e decessi), mantiene soprattutto la caratteristica di un breve elenco di informazioni, demandando ad altri articoli informazioni più dettagliate su altri aspetti della “Famiglia Tecnomasio”, come le colonie estive per i figli dei dipendenti e le premiazioni dei lavoratori anziani. Gli articoli sulle colonie sono abbastanza ampi e frequenti nel corso degli anni. Ed è proprio ai bambini che nel numero dell’ottobre 1957 vengono riservate due pagine della rivista “per i piccoli lettori”. Dal numero di dicembre le pagine diventano un foglio a parte, intitolato «Il Tibbino» e allegato come supplemento al notiziario aziendale. Il redattore unico del giornale, “Zio Rico”, propone ai piccoli lettori un concorso per la creazione del personaggio Tibbino.

Nell’ambito del tempo fuori dalla fabbrica, uno spazio significativo è dedicato al resoconto delle attività del Club Alpino Italiano Sottosezione Tecnomasio, nata nel 1945. Dal periodico non risulta che vi fossero altre attività dopolavoristiche con analoga importanza, se si esclude la mostra aziendale delle attività artistiche organizzata tra il 1959 e il 1960 a seguito di un concorso annunciato nel numero di dicembre del 1959. Oltre al concorso per questa prima mostra degli hobbies, viene indetto anche il concorso per la copertina e il titolo del notiziario. La copertina vincitrice, opera del dipendente Silvano Soldà, viene proposta con il numero di dicembre del 1960, dove si dà ampio spazio all’esito dei due concorsi.

 

Il numero di dicembre del 1961 si apre con un editoriale dell’amministratore delegato Valentino De Martini, che presenta una riflessione sul ruolo dell’enciclica Mater et Magistra di Papa Giovanni XXIII nell’ambito economico e lavorativo: “Come conseguenze necessarie, scaturiscono le norme che devono regolare la coesistenza delle piccole, medie e grandi imprese ed i rapporti fra i diversi fattori della produzione e le relazioni umane in seno alle aziende. Il diritto alla proprietà ed i limiti imposti al godimento dei beni posseduti; la sicurezza sociale e le esigenze della vita associata; l’intervento dei pubblici poteri nella gestione delle aziende ed i limiti entro i quali esso deve essere mantenuto, affinché il sistema economico non venga turbato e disancorato dalla difesa della persona umana, sono altrettanti capisaldi su cui si sofferma il documento pontificio”. Nello stesso numero viene anche riportato un articolo tratto dal notiziario aziendale della S.A. Brown Boveri di Baden: Nell’azienda moderna l’operaio è un numero o un individuo? La conclusione dell’articolo riporta ancora una volta al tema del familismo aziendale con cui si era aperto il primo numero della rivista nel 1956: “Tutti noi, dal primo direttore all’ultimo manovale, formiamo l’azienda. Essa vive della nostra opera come noi viviamo della sua esistenza. Dunque ogni sforzo che compiamo per l’azienda lo compiamo in fondo per noi stessi e per i nostri cari. Perciò il vero intrinseco significato del nostro lavoro quotidiano non è quello di un dovere spiacevole, ma di un diritto che ci consente di vivere con dignità e in pace con noi stessi. Giunti a questa convinzione, ci sarà certamente più facile riporre senza amarezza i nostri sogni nel cassetto ed affrontare la realtà spesso dura, spesso però anche portatrice di piccole e grandi soddisfazioni – del nostro lavoro quotidiano”.

Sullo sfondo di queste considerazioni sono senz’altro presenti anche i riferimenti alla recessione economica già manifestati dallo stesso amministratore delegato De Martini nell’editoriale del numero di dicembre del 1959.

 

Tra il numero di dicembre del 1961 e il n. 1 del 1964 non sono stati rinvenuti altri numeri della rivista. È probabile che, dopo un periodo di sospensione, la rivista abbia ripreso per il solo numero del gennaio 1964. Il numero, intitolato millenovecentosessantatre, si profila come un numero unico di bilancio dell’anno trascorso. Gli articoli presentano il nuovo stabilimento di Vittuone, le realizzazioni del 1963, i lavoratori anziani e le premiazioni di “fedeltà al lavoro”, il ruolo dell’assistenza sociale di stabilimento, la scuola di fabbrica giunta al decimo anno di vita. Questo numero della rivista, diverso per copertina e impaginazione rispetto a quelli precedenti, potrebbe confermare l’intenzione, poi a quanto risulta senza seguito, di riprendere la pubblicazione dell’house organ con una veste rinnovata.