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Comunicare l’impresa > Trentagiorni
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pagine
Da 20 a 30
formato
cm. 28 x 38; poi: cm.26 x 37
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Trentagiorni

titolo
Trentagiorni
sottotitolo
Notiziario per i dipendenti del Gruppo Edison
azienda
Edison
durata
1962-1966
periodicità
Mensile
distribuzione
Spedizione in abbonamento postale - gruppo III
direttore
Publio Fedi, Mario Nessi
contributi
Piero Ottone, Egisto Corradi, Giulio Nascimbeni, Gino Palumbo, Antonio Bandini Buti, Alberto Bandini Buti
stampatore
Rizzoli Grafica
compilatore
Andrea Strambio

Dal 1962 al 1966 Trentagiorni prosegue l'attività editoriale del gruppo Edison subentrando nelle pubblicazioni al più longevo Notiziario Edison (1947-1961). La continuità tra le due testate è rappresentata dalla direzione, affidata ancora a Publio Fedi e da alcune firme storiche come quella di Antonio Bandini Buti.

Dal 1962 al 1966 Trentagiorni prosegue l'attività editoriale del gruppo Edison subentrando nelle pubblicazioni al più longevo Notiziario Edison (1947-1961). La continuità tra le due testate è rappresentata dalla direzione, affidata ancora a Publio Fedi e da alcune firme storiche come quella di Antonio Bandini Buti. La novità principale, sottolineata nella scelta della nuova testata, è nel passaggio da quindicinale a mensile, mentre dal punto di vista grafico la discontinuità è rappresentata dalla copertina a colori. Il formato di stampa resta invariato ma la foliazione raddoppia passando dalle 16 pagine di Notiziario Edison alle 30 del nuovo mensile.

Nel maggio 1963 Publio Fedi lascia la direzione del giornale a Mario Nessi e nello stesso anno la rivista passa da 30 a 20 pagine.

L'arco temporale coperto dalle uscite di Trentagiorni coincide con il periodo intercorso tra la legge sulla nazionalizzazione elettrica e la fusione tra Edison e Montecatini. Sono gli anni in cui la storica società elettrica milanese, con ingente liquidità e senza la propria base produttiva tradizionale, cerca opportunità per diversificare la propria struttura industriale. Prima di concentrarsi nella chimica infatti la Edison costituì una holding di società partecipate che andavano dal tessile al siderurgico e dall'industria meccanica alla distribuzione alimentare.

Anche il raggio di interessi della redazione si amplia con la crescita del gruppo industriale e, scomparsi i reportage dalle centrali e dalle dighe alpine, si fanno spazio gli articoli di attualità e costume e gli approfondimenti su questioni scientifiche e tecniche.

Tra i collaboratori più noti, oltre al citato Antonio Bandini Buti citiamo suo figlio Alberto, Piero Ottone, Egisto Corradi, Giulio Nascimbeni e Gino Palumbo. In una pagina del periodico si alternano le vignette umoristiche di importanti disegnatori italiani mentre un'altra rubrica fissa è riservata a classici della letteratura moderna e contemporanea.

Un ampio spazio resta comunque dedicato alle notizie sulla società capogruppo, sulle altre consociate e sulle attività delle varie sezioni dopolavoristiche.

Lo stile grafico e la selezione iconografica non sembrano improntati a modelli d'avanguardia quanto semmai ai grandi rotocalchi di massa. Si nota tuttavia, rispetto al Notiziario Edison, un maggiore ricorso alla fotografia d'autore e all'uso di segni grafici nella composizione delle pagine.

La distribuzione del mensile è gratuita e riservata a tutti i dipendenti delle società del gruppo che partecipano alla redazione inviando i propri resoconti di viaggio e fotografie familiari.