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Humus

titolo
Humus
sottotitolo
Quadrimestrale di cultura, strategia e tecnica della ceramica edito e distribuito dalla Fondazione Iris
azienda
Iris Ceramiche (Fondazione Iris)
durata
aprile 1973 ( a. I, n. 1) – aprile 1975 (a. III, n. 6)
periodicità
Quadrimestrale
distribuzione
Spedizione in abbonamento postale
direttore
Luigi Gianpietruzzi
art director
Gianni Sassi (Al. Sa)
contributi
Sergio Albergoni, Fabio Schianchi, Rara Bloom, Herta Beloit
compilatore
Carlo Vinti

Singolare rivista pubblicata a metà degli anni ’70 dall’azienda Iris Ceramiche di Fiorano Modenese. Ne sono usciti soltanto cinque numeri, molto densi e ricchi di contenuti decisamente poco comuni per un periodico aziendale. Humus era curata dall’agenzia Al.Sa di Sergio Albergoni e Gianni Sassi e per molti versi costituisce una prosecuzione dell’esperienza cominciata dai due con la rivista Caleidoscopio del gruppo industriale Busnelli. Le date confermano il rapporto di continuità tra le due esperienze: l’ultimo numero di Caleidoscopio in cui figurano Albergoni e Sassi è infatti del settembre 1972. Il primo numero di Humus compare pochi mesi dopo, ad aprile del 1973.

Chiusa la collaborazione con Franco Busnelli, evidentemente, i due titolari della Al.Sa erano riusciti a convincere un altro imprenditore a creare un house organ del tutto atipico, una rivista che facesse pubblicità all’azienda pur avventurandosi in territori parecchio distanti dal mondo industriale, tanto da poter comprendere al proprio interno persino critiche radicali al sistema capitalista.

Il primo editoriale di Luigi Gianpetruzzi annuncia infatti che la rivista, non si può definire propriamente un house organ, pur mantenendo un forte interesse verso la ceramica. Il direttore di Humus avverte però che tale interesse sarà interpretato nel senso più ampio possibile, per affrontare questioni legate all’ambiente e alla sua progettazione: «La storia e la tecnica della ceramica sono dunque i punti di partenza di Humus ma per arrivare molto più lontano. Per disegnare una nuova strategia dei materiali, una strategia che è insieme estetica, urbanistica, economica, “civile”. […] Il programma di Humus diventa necessariamente più ampio di un discorso sul prodotto. Diventa discorso sull’ambiente e sulle categorie con cui siamo soliti pensare l’ambiente» ( n. 1, aprile 1973).

In realtà, nei 5 numeri di Humus pubblicati, la ceramica spesso non arriva neanche a rappresentare un pretesto, e compare per lo più in un gruppo di pagine pubblicitarie per i prodotti Iris e in alcune sezioni marginali della rivista, dedicate in modo specifico all’azienda. Ci sono, certo, alcuni articoli importanti dedicati a temi come Lucio Fontana ceramista (Daniela Palazzoli in n. 1, 1973) o al lavoro di noti maestri ceramisti (La magia degli elementi, in n. 4, maggio 1974). Ma si tratta di eccezioni, sia pure significative. Per il resto, al di là di un’attenzione costante al tema della progettazione ambientale, gli argomenti sono tra i più vari e vanno dalle scuole freak californiane (n.2/3, ottobre 1973) ai Valori linguistici ed estetici del video-tape (Gillo Dorfles in n. 4, 1974); da Frank Zappa (n. 2/3, 1973) ai film di Elvis Presley (n. 5, ottobre 1974); dal mercato degli stracci di Resina a Ercolano (n. 4 1974) alle neoavanguardie artistiche e musicali.

In linea con questa impostazione eclettica e orientata verso l’analisi di vari fenomeni culturali è la rubrica di recensioni dedicata a «musica, arte, spettacolo, letteratura, viaggi, avventure & affini». Anche questa è una chiara eredità di Caleidoscopio: le due autrici, Rara Bloom e Herta Beloit, provengono da quell’esperienza e un po’ tutto in questa sezione di Humus intitolata Magic Circus ricorda l’analogo inserto presente, agli inizi, nella rivista di Busnelli: il genere di pubblicazioni ed eventi recensiti, i toni dei giudizi e dei commenti, l’impostazione grafica, le scelte iconografiche e persino la carta utilizzata. Vi trovano posto, quindi, libri e riviste di argomenti diversissimi, ma anche eventi e pubblicazioni che hanno a che fare con la cultura underground fino alla scelta, nel n. 4 del 1974, di dedicare tutto lo spazio a disposizione ad una anticipazione di un albo di fumetti in imminente uscita: «Dodici avventure dodici dei Fabulous Furry Freak Brothers» di Gilbert Shelton.

Il tema dell’ambiente e della sua riprogettazione in termini sociali è ciò che domina e tiene insieme i cinque fascicoli usciti della rivista. Alla questione ecologica e all’ampio ventaglio di argomenti connessi con il concetto di «qualità della vita» sono dedicati di solito gli articoli di apertura, o comunque quelli più impegnativi. La prospettiva adottata nel confezionare Humus è chiarita ulteriormente nell’editoriale del secondo numero: «La sua elasticità disciplinare, la genuinità con cui si occupa contemporaneamente di argomenti apparenetemente lontani, la disinvoltura degli abbinamenti tra testo e immagine, la libertà disincantata con la quale Humus si è calato nella quotidianità che lo interessa, sono gli ingredienti necessari e sufficienti per garantire a questo mezzo ogni spazio, per autorizzarlo a intervenire, per considerarlo uno strumento vero di rilettura critica della progettazione sociale e del sociale mai progettato». Questi i toni del linguaggio e i propositi dichiarati, di certo straordinari per una pubblicazione legata comunque ad un’azienda.

In realtà, alcune iniziative di cui si parla nella rivista erano collegate con la Iris Ceramiche. È il caso, ad esempio, dell’evento organizzato da Gianni Sassi a Bologna, a Piazza S. Stefano, e intitolato Pollution: per una nuova estetica dell’inquinamento commentato dallo stesso Sassi nel primo numero di Humus (pp. 24-26). L’happening, svoltosi ad ottobre del 1972, consisteva nella pavimentazione temporanea della piazza con 10.000 piastrelle Iris di formato 33x33 cm «ideate da Gianni Sassi, numerate e firmate», e nella collocazione su questa superfice di alcune opere d’arte. L’iniziativa viene presentata come «manifestazione che ha avuto un evidente contenuto promozionale nei confronti del materiale ceramico, ma che è stata allo stesso tempo un gesto promozionale nei confronti di una critica alla questione ecologica». Il testo di Sassi, infatti (estratto da un breve catalogo pubblicato per l’occasione), ha una evidente connotazione politica e toni fortemente provocatori. L’intento è quello di mettere in discussione l’ecologismo come falsa questione. Considerata come produzione culturale dello stesso capitalismo, l’ecologia viene accusata di voler relegare l’estetica e lo svago in porzioni «salvate» della natura e in spazi e tempi ristretti (il tempo libero o il divertimento). Sassi propone quindi un brutale ribaltamento di termini che, da un lato, scopra un’estetica dell’inquinamento e, dall’altro, ponga come vera questione il rovesciamento del sistema capitalistico: « Deve essere sconfitto l’imbroglio ecologico, sventata l’estrema rapina, quella che fa del disinquinamento una nuova occasione di profitto e di sviluppo capitalistico. “Inquinare a monte per disinquinare a valle” è la prassi di Sisifo, con cui si cerca di perpetuare un sistema che è condannato comunque all’autodistruzione. […] Inutile curare i sintomi senza curare la malattia: la crisi del “sistema mondiale” non è un fatto estetico, è un fatto politico da portare nelle piazze. Come si è cominciato a fare a Bologna e come si deve continuare a fare, a un livello di consapevolezza e di radicalità sempre più alto».

Dopo questo resoconto di una iniziativa pubblicitaria e insieme politica, non mancheranno in Humus altri contributi che vanno in una direzione simile, accompagnati spesso da spericolate elucubrazioni ideologiche e proposte visionarie: nel n. 2/3 del 1973 ad esempio, Gianni-Emilio Simonetti con Il luogo di ritorno della individualità: la persona. Nello stesso fascicolo viene pubblicato un manifesto progettuale ecologico dell’Earth Workshop di Londra, tratto dalla rivista A. D. (Architectural Design).

Il concetto chiave che ritorna spesso è quello di qualità della vita, visto alla luce dell’emergere della questione ambientale e dello scoppio della crisi petrolifera. L’argomento è spesso affrontato attraverso il metodo del collage di fonti scientifiche e giornalistiche diverse e amplificato dall’interpretazione grafica di Sassi e dalle sue scelte iconografiche (vedi, ad esempio: Marco M. Sigiani in n. 2/3, 1973 o Franco Siliato, La questione alimentare, sulle sofisticazioni alimentari, in n. 4, 1974; La qualità della vita. Breve storia illustrata delle dieci settimane che sconvolsero il mondo, a cura di Francesco Siliato, realizzata con la collaborazione di Index /Archivio Critico dell’informazione, in n. 5, 1974).

È senza dubbio interessante poi che, nel n. 4 del 1974, una sezione della rivista intitolata Metodologia sulla qualità della vita non sia altro che un gruppo di pagine pubblicitarie dedicate alle ceramiche Iris, caratterizzate dalle invenzioni verbo-visive e la spettacolare messa in scena dei prodotti tipiche dell’approccio di Sassi e Albergoni.

Del resto, nelle pagine in coda alla rivista trova spesso posto la descrizione di alcune iniziative promozionali della Iris Ceramiche che si allineano alla sensibilità e al clima ideologico di Humus. Nel n. 4 del 1974, ad esempio, un testo intitolato Legno & terra insieme descrive il Punto di incontro Iris presentato al Salone internazionale della industrializzazione edilizia di Bologna. Si tratta di un padiglione progettato dall’architetto Nevio Parmeggiani e «costruito interamente in larice naturale». In esso si vuole vedere «autenticamente realizzata la sintesi che colloca il materiale ceramico nello spazio delle poche cose vere che restano, ossia in grembo alla terra. E questo perché l’uomo ritrovi il suo posto in pieno mondo. Anche partendo dal muro e dal suolo di casa sua». Su un binario anaogo si situa la presentazione di Agorà, un ambiente sperimentale di ceramica e legno di abete, descritto in un lungo testo come «proposta abitativa» che vuole essere scambio, incontro tra persone e materiali e infine «un non-progetto [..] l’involucro di un dialogo esistenziale» (n. 5, 1974).

La stessa attivita di lavorazione della ceramica, viene interpretata spesso come qualcosa che riesce a sfuggire alla contaminazione con il sistema capitalistico, i valori borghesi e la presunzione dell’artista o del designer. Il lavoro del ceramista diventa allora «il processo biologico della creazione dell’opera», che non lascia spazio alla progettazione astratta ma si caratterizzerebbe per una «dialettica tra uomo e natura»: «Difficilmente il ceramista si trova al centro delle speculazioni che trovano linfa nel sistema borghese delle arti» e lavora «per il vivere quotidiano del mondo d’oggi, che ha in odio le case borghesi strapiene di ‘oggetti seminaturali e semiartificiali… ricettacoli di polvere e di oppressione psicologica’» (La magia degli elementi, in n. 5, 1974). Questo articolo, citando liberamente un testo di Eugenio Battisti, presentava il lavoro di tre artisti-artigiani e mostrava chiaramente l’intenzione di salvare l’attività di lavorazione della ceramica dalle implicazioni economiche e industriali della modernità.

La Iris Ceramiche era all’epoca un’industria di medie dimensioni e conobbe in anni di crisi un discreto successo economico. Difficile dire se e in che misura ciò accadde anche grazie alla rivista e alla pubblicità curate in quegli anni da Gianni Sassi e Sergio Albergoni. Di certo la Iris tentò, attraverso Humus e le iniziative ad essa collegate, di volgere a suo favore il radicalismo politico, i fermenti libertari, anti-industriali e ambientalisiti degli anni settanta.